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Il fenomeno dei fulmini globulari
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Ellensburg e le sue valli circostanti e Ridge Manastash sono belli in ogni stagione. Alcuni credono che quello che c’è lì sotto sia buco dotato di poteri soprannaturali.Un uomo di nome Red Elk, è una delle poche persone vive che ha avuto modo di osservare il buco misterioso. E’ uno sciamano nativo americano, e ha raccontato che suo padre gli ha mostrato , come lui l’ha definito, il ‘buco senza fine‘, nel 1961.
Red Elk ci è tornato molte volte e ha detto cose strane accadono ogni volta che passa vicino ad esso.Molti abitanti affermano di conoscere il buco, ma non è diventato fenomeno fino al 1997, quando Mel Waters ha partecipato al Coast to Coast radio show con Art Bell. ‘Ho portato i cani con me‘ ha raccontato Waters ‘ non volevano avvicinarsi a quella dannata cosa‘. Il buco presenta un muro di pietra spesso un metro e a quanto pare sprofonda per miglia nella terra. Molte sono le storie intorno a questo misterioso buco. Waters giura che un ragazzo ha gettato nel buco il suo cane defunto, e poi di aver rivisto il cane insieme al ragazzo. Red Elk afferma che dopo tutta questa pubblicità sono iniziati i problemi. Secondo il nativo americano infatti, lì sotto il governo nasconderebbe un piccola base segreta tanto che, le immagini satellitari sarebbero coperte da alcune caselle bianche. Red Elk afferma di aver visto anche attività aliene in zona. Addirittura una volta avrebbe visto una ‘nave spaziale‘ posizionarsi proprio sopra il buco. Wagy Milton della Ellensburg Public Library Historian, ha detto che la storia è diventata sensazionale, dopo che Waters andò alla radio. Fatto sta che, questa storia è diventata molto famosa e molti sono i ricercatori che si sono spinti alla ricerca di questo buco. Perfino i Tg della zona ne hanno parlato come potete vedere dal video che segue.
Sono palle di luce che passano attraverso i vetri e i camini, rimbalzando sul terreno, si spostano in aria cambiando direzione, sfrigolano come fiammiferi in accensione, si presentano in vari colori, forme e dimensioni. Se capita di vederne una è meglio non toccarla: potrebbe ustionarvi. Ma non bisogna preoccuparsi troppo: non possono folgorare. E così come sono apparse, dopo pochi secondi (ma possono durare anche più di un minuto) spariscono nel nulla, talvolta con una piccola esplosione. UFO? No, sono fulmini globulari o Ball Lightning (BL): un fenomeno fisico di cui la scienza, dopo molte incertezze, oggi accetta l’esistenza, anche perché alcune palle di fuoco sono state viste da scienziati ed una si è addirittura materializzata, il 3 agosto 1982, dentro il famoso Cavendish Laboratory di Cambridge.Ma il fatto che la loro esistenza non sia più in dubbio non significa che sia stata trovata anche una spiegazione esauriente della loro natura. Anzi.
Innocui per le persone
Gli studiosi che si occupano del fenomeno hanno ormai raccolto testimonianze sufficienti a descrivere con precisione il fenomeno in tutte le sue varianti. «Ci sono racconti riportati da vari scienziati, fin dal XVII secolo» spiega Albino Carbognani, del dipartimento di fisica dell’università di Parma, il maggior esperto italiano del fenomeno.«Il direttore dell’osservatorio astronomico di Parigi F. Aragone descrive 30 casi già nel 1859. E il famoso astronomo francese Camille Flammarion riporta osservazioni che risalgono addirittura al 1557». L’analisi di queste testimonianze porta a conclusioni decisamente strane. le statistiche dicono, per esempio, che più del 50% dei BL viene osservata all’interno delle abitazioni, dove entrano passando da finestre o caminetti. A Mosca, nel 1977, un fulmine globulare arancione di 5 cm entrò in un’aula scolastica bucando il vetro e dissolvendosi subito dopo.In altri casi i fulmini sono passati invece attraverso i vetri senza danneggiarli. Anche alle persone non sembra siano in grado di riportare gravi ferit. «Con BL non si rischia la folgorazione, al massimo qualche ustione» spiega Carbognani. In compenso non c’è un modo noto ed efficiente per difendersi da loro: entrano in casa attraversando perfino finestre chiuse e vanno ove vogliono…».
Entrano negli aerei
Un altroluogo frequentato dalle palle di luce sono gli aerei, preferibilmentead alta quota. Il che è ancora più strano perchè negli aerei, che hanno una fusoliera metallica, l’interno è elettricamente isolato dall’esteno. Gli avvistamenti sono avvenuti in tutto il mondo. La maggior parte proviene però dalla Russia. In Italia il fisico Albino Carbognani ha raccolto, dal 1998 ad oggi, le testimonianze di 3 casi: uno a Catania, uno a Formello (Roma) durante un temporale e sempre in una casa, uno, il più grande (un metro di diametro e arancione), sul preappennino romagnolo, conclusosi con una forte esplosione. L’aspetto dei fulmini globulari è molto vario, sia per il colore sia per la struttura: «Possono apparire solidi con un involucro gassoso che sambra riflettere la radiazione dell’ambiente esterno» spiega Carbognani «oppure rotanti, multicolori e circondati da un involucro trasparente, oppure ancora in combustione (per quelli più piccoli)». Si muovono in tutte le direzioni ma mai verso l’alto. Possono andare anche contro vento e in alcuni casi sono stati attratti da oggetti metallici al suolo.
L’ipotesi del Nobel
In più dì 100 anni di indagini sul fenomeno sono state avanzate molte ipotesi sull’origine del fenomeno: da quella nucleare a quella che li varrebbe nati, da microtemporali, in seguito alla formazione di una specie di aerogel di particelle atmosferiche Ma nessuna ha ancora trovato una conferma definitiva. L’unico modo considerato valido dagli scienziati per convalidare un’ipotesi sarebbe di usarla per riprodurre una palla di luce in laboratorio. E tutti i tentativi fatti finora hanno invece dato luogo, al massimo, a presunti fulmini globulari di qualche cm di diametro, non troppo simili a quelli naturali. Le ipotesi comunque si dividono in due gruppi principali: quelle che ipotizzano una sorgente energetica esterna ai fulmini globulari e quelle che pensano che la sorgente sia all’interno del fulmine stesso.
Una delle più note del primo tipo è quella avanzata dal fisico russo Petr Leonidovic Kapitza, Nobel per la fisica nel 1978. Secondo Kapitza, la loro durata, relativamente lunga, è dovuta alla presenza di una fonte energetica esterna, probabilmente un sistema di onde elettromagnetiche stazionarie fra nubi e suolo originate da temporali. All’interno di un campoelettromagnetico dì questo tipo si creano infatti regioni dove le onde hanno minore intensità (“nodi”) e altre dove l’intensità è massima (antinodi”). Negli antinodi l’onda elettromagnetica può essere così intensa da separare, nei gas atmosferici, gli elettroni dagli atomi, producendo una piccola regione ionizzata, composta cioè da plasma (miscuglio di nuclei atomici e di elettroni non legati tra di loro), che assorbe ulteriormente onde elettromagnetiche fino a creare un fulmine globulare.
Silicio incandescente
La teoria di Kapitza è del 1955. Da allora la ricerca è proseguita, fino ad arrivare alla recentissima teoria pubblicata sulla rivista scientifica britannica Nature da John Abrahamson e James Dinniss, fisici neozelandesi dell’università dì Canterbury. Secondo i due i fulmini globulari sarebbero originati, da una particolare reazione chimica tra un fulmine “normale” e il suolo. In questa reazione si formerebbero infatti filamenti di microparticelle di silicio e carbonato di silicio che bruciano a contatto con l’ossigeno, emettendo l’energia necessaria a formare i fulmini globulari. In laboratorio il modello ha funzionato solo in parte: si sono cioè formate le microparticelle di silicio, ma non il fulmine globulare. La teoria dei ricercatori neozelandesi prevede anche che il fulmine globulare diventi visibile solo a distanza di qualche minuto dal fuImine, il che permetterebbe di spiegare molte testimonianze che parlano di fulmini globulari non assodati a fulmini “normali”.
La stagione dei fulmini
Il problema è che entrambe queste teorie associano i fulmini globulari ai temporali, mentrevari episodi (circa il 10% dei casi) sono avvenuti con il cielo sereno. Forse erano comunque presenti temporali in zona, ma il cielo sereno potrebbe anche essere un indizio del fatto che i temporali non sono l’unica condizione in cui si formano fulmini globulari. Quel che è certo è che la distribuzione annua dei fulmini globulari nell’emisfero nord corrisponde a quella dei temporali, con valori massimi a luglio-agosto.
Che cosa sono allora i fulmini globulari? Per il momento è facile dire che cosa non sono. Secondo gli studi di un altro ricercatore, statunitense Martin Uman, non possono essere ad esempio provocati da fenomeni termici, come un corpo che si sta raffreddando, perché hanno dimensioni e forma costanti e non salgono mai verso l’alto (come i corpi caldi dovrebbero fare). Essendo mobili non possono essere un effetto “corona” come i fuochi di S. Elmo, in cui la scarica rimane attaccata a corpi conduttori di elettricità (ad esempio gli alberi delle barche, che diventano così luminosi e scoppiettanti). Potendo materializzarsi all’interno di strutture metalliche come gli aerei, infine, non dovrebbero essere originati da sorgenti di energia esterna. Insomma i fulmini globulari sono ancora un mistero. E per studiarli sono d’aiuto tutte le osservazioni possibili.
Elfi spettri e altri strani fulmini
Ci sono anche altri fulmini misteriosi, oltre a quelli globulari. Sono i cosiddetti “elfi”: effetti di luce a metà strada tra i fulmini e le aurore boreali che si manifestano opra le nuvole (e quindi sono difficilmente visibili) durante i temporali. Scoperti nel 1994, sono di vari tipi: spettri rossi, getti blu, elfi ad anello.
Alcune teorie
Secondo uno dei dei più attenti studiosi del fenomeno, il meteorologo americano Walt Lyons, potrebbero avere un ruolo cruciale nell’equilibrio elettrico globale, ed essere in pratica la manifestazione visibile del passaggio di energia dalla Terra allo spazio. Si verificano in conseguenza di un fulmine “normale” e sono probabilmente la manifestazione luminosa di flussi verso l’alto di elettroni accelerati.
L’astrofisico Hughes, i fulmini globulari possono spiegare gli ufo?
Il Telegraph e la BBC hanno dato grande risalto alla notizia che molti avvistamenti di Ufo potrebbero essere spiegati con fulmini globulari e altri fenomeni atmosferici, come le meterore. Banalità? Forse ma se a sostenerlo è, l’astrofisico australiano Stephen Hughes, un’istituzione in materia allora la notizia diventa da prima pagina. Lo scienziato ha effettuato uno studio dettagliato di un evento insolito avvenuto nel 2006, quando sopra Brisbane furono osservate grandi meteore. L’avvistamento avvenne contemporaneamente a quello di un oggetto verde acceso, che rotolava sulle montagne vicine. A seguire le deduzioni della ricerca.Il dottr Hughes ha avanzato una teoria che lega l’oggetto avvistato– presumibilmente un fulmine globulare – alle stelle cadenti. La sua tesi è che una delle stelle cadenti potrebbe aver innescato momentaneamente una connessione elettrica tra l’atmosfera superiore e la terra, fornendo l’energia necessaria perchè il fulmine globulare apparisse sulle colline.
Spiegazione che l’astrofisico ha messo nero su bianco su una pubblicazione della Royal Society. Il Dottor Hughes racconta che l’episodio straordinario, avvenuto durante una notte di bel tempo, è proprio il genere di avvenimento che potrebbe indurre alcuni a pensare do aver assistito ad attività UFO.”Se mettete insieme inspiegabili fenomeni atmosferici, forse di natura elettrica, con la psicologia umana e il desiderio di vedere qualcosa -ecco che si potrebbero spiegare un sacco di questi avvistamenti UFO”, ha detto a BBC News.Lo scienziato, che è docente presso la Queensland University of Technology, ha avviato lo studio dopo essere stato chiamato dalla tv locale a guardare “oltre” e spiegare le foto delle palle di fuoco catturate dai membri del pubblico su cellulari con fotocamera.Sembra che almeno tre palle di fuoco singole sono stati visti la notte del 16 maggio 2006.
I fulmini globulari e la ricerca del 2007
Due fisici sperimentali brasiliani, Antonio Pavo e Gerson Paiva, dell’Università Federale di Pernambuco (Brasile), hanno annunciato già nel 2007 di avere riprodotto con successo nel loro laboratorio il processo di formazione dei fulmini globulari, basandosi su una teoria fisica precedentemente formulata dal loro collega statunitense Graham Hubler, dell’ U.S. Naval Research Laboratory di Washington.In termini molto semplici, la teoria prevede che i fulmini globulari siano il risultato di fenomeni elettrici e chimici. Il punto di partenza è un classico fulmine che scarica la sua energia a terra. Nel punto di impatto si producono altissime temperatura che vaporizzano gli elementi chimici come il silicio contenuti nel suolo. Le particelle di silicio, a loro volta, combinandosi con l’ossigeno presente nell’atmosfera, formano una nuvoletta incandescente di plasma (gas ad alta temperatura) di dimensioni variabili da una palla da tennis a un pallone di calcio. Così il fulmine globulare comincia a fluttuare nell’aria per qualche secondo, emettendo bagliori variopinti e terrorizzando la gente, prima di dissolversi, talvolta con un fragore assordante.Naturalmente lo studio che collega Ufo e Globulari non dice niente di assoluto, e francamente la teoria non è nuova per la natura particolare dei fulmini globulari, il ragionamento è sempre lo stesso, queste spiegazioni possono coprire una parte della casistica, non certo tutti i fenomeni inspiegabili denunciati ogni giorno.
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Alcune testimonianze del fenomeno dei fulmini globulari (BL)
Il racconto di uno scienziato
Il racconto che segue è la testimonianza pubblicata dalla rivista Nature, di Graham K. Hubler, ricercatore del Naval research laboratiry di Washington (USA).
«Ho visto un fulmine globulare durente un temporale, nell’estate del 1960. Erano le 9 di sera ed era buio. Io ero seduto con la mia ragazza sotto la tettoia di un parco di New York (…) Una sfera giallo-biancastra delle dimensioni di una pallina da tennis apparve all’improvviso a circa 15 metri da noi. Non era associabile ad alcun fulmine “normale”. C’era poco vento. La palla si librava a 2 metri e mezzo dal suolo e si muoveva lentamente verso di noi. Appena entrò sotto la tettoia “cadde” sul pavimento, che era di legno ed era bagnato, passando ad un metro da noi e senza che noi sentissimo alcun calore. Svolazzò sul pavimento con un movimento a sobbalzi, ed uscì dalla tettoia verso destra. Si alzò fino ad un metro dal suolo, si spostò di altri 5 metri, cadde di nuovo al suolo e sparì senza alcuna esplosione. Ricordo che faceva il rumore di un fiammifero appena acceso. Aveva la luminosità di una lampadina da 10 W. (…) il tutto durò 15 secondi”.
Gonne bruciate e giga-palle
Ecco la sintesi di alcune testimonianze di persone che si sono trovate di fronte ad un fulmine globulare, ne sono state toccate o ne hanno visto uno “gigante”.
Catania febbraio 1991
«Erano le 5 di pomeriggio e stavamo sul divano quando d’un tratto vedemmo una piccola sfera delle dimensioni di una pallina da golf, luminosa e sfrigolante entrare nella stanza attraverso il vetro chiuso del balcone, rimbalzare 3 volte sul pavimento di marmo ed esplodere fragorosamente dopo 2-3 secondi, lasciando nell’aria un odore misto di zolfo e ozono.Il fenomeno non causò alcuna bruciatura ai tendaggi della porta a vetri del balcone».
Khabarovsk , URSS, estate del 1978
Durante una forte pioggia un BL arancione del diametro di 1.5 m stazionò sopra il cinema locale per circa 1 minuto, dopo di che esplose distruggendo i fili elettrici nel raggio di 150 m e lasciando un cratere del diametro di 1.5 m e profondo 20-25 cm. Furono rinvenute delle scorie e uno strano tipo di vetro con struttura “ectoplasmica”. L’energia stimata per l’evento è di circa un miliardo di Joule.
Mosca, URSS, 1977
Un BL arancione del diametro di circa 5 cm entra in un`aula scolastica bucando il vetro della finestra e dissolvendosi subito dopo. Il buco lasciato nella finestra è simile a quello che può essere ottenuto da un laser infrarosso a CO2: senza traccia di tensioni meccaniche nel vetro.
Smethwick, Inghilterra 8agosto 1975
Durante un temporale una donna viene investita da un BL di 10 cm di diametro, di colore blu, che le provoca un buco di 1×7 cm nella gonna prima di sparire con un bang. La donna riporta un’ustione di primo grado alla mano sinistra, con cui aveva tentato di allontanare il fulmine.
Oxford, Inghilterra ,1945
In un pomeriggio durante un temporale due ragazze si trovavano nel salotto della loro casa davanti al caminetto. All’improvviso si accorsero che all’interno della stanza era presente una sfera luminosa grande come una palla da tennis, più scura al centro e dai bordi sfumati. La “palla” si mosse lentamente verso il caminetto tenendosi lontano dai muri e dagli altri oggetti presenti nella stanza fino a sparire dentro al caminetto stesso. La durata dell’evento è stata stimata in circa 30 secondi. Più drammatiche le testimonianze di persone che hanno avuto una interazione fisica con un BL.
Beccles, Inghilterra 8 febbreio 1906
Durante un temporale compare a Nord-Est un cerchio di luce gialla con un diametro apparente paragonabile al doppio della luna piena. Resta visibile alcuni minuti mentre transita sopra la casa del testimone.
Nel mese di maggio del 2001, un progettista e consulente americano, William Pawelec, grande esperto di sistemi di sicurezza e collaboratore dei principali enti del governo Usa, nonché delle grandi compagnie petrolifere, rilascia una video-intervista al direttore del Disclosure Project, il Dott. Steven M. Greer.L’accordo prevede che l’intervista sia pubblicata solo dopo la morte di Pawelec, avvenuta nel maggio del 2007.In estrema sintesi, vi si narra dell’avvento dei microchip impiantabili, del loro incredibile sviluppo e del loro trafugamento, forse ad opera di uno dei c.d. Quattro Cavalieri, gli enti ultra-nazionali che a detta di Pawelec si disputerebbero da dietro le quinte le sorti e il controllo del pianeta e dei suoi ignari abitanti.
Prima di lasciarvi alla lettura della intervista rivolgo a chi mi può rispondere la seguente domanda che ovviamente trapela, strisciante, dal testo: dove sono finiti tutti quei miliardi di microchip impiantabili rubati? (E’ davvero possibile che ciascuno di noi ne conservi almeno uno nello stomaco, ingurgitato involontariamente col toblerone?)Nel dicembre 2010 The Disclosure Project ha ottenuto l’autorizzazione di pubblicare l’intervista. Il testo che segue è stato estratto dalla trascrizione dell’intervista, visibile a questo indirizzo.
INTERVISTA
Dott. Steven Greer (SG):Mi può dire il suo nome e descrivere brevemente la sua carriera di consulente per le forze armate e il governo?
William Pawelec (WP): Certo. Mi chiamo William John Pavelec e ho 56 anni. Ho iniziato a lavorare per la Aeronautica Militare alla fine degli anni Sessanta. Ero specialista in programmazione e gestione informatica, inizialmente presso la base dell’aeronautica di Pope, subito dopo gli studi, e in seguito in Vietnam.
Il primo avvistamento di oggetti volanti non identificati della mia vita è avvenuto allora, e ha risvegliato in me una nuova concezione della realtà (…)
Quell’evento ha avuto un forte impatto sulla mia mente, innescando in me dei dubbi su cosa stesse succedendo davvero nel mondo. Era notte fonda, il cielo era limpido, ed era impossibile che mi sbagliassi: quello non era un elicottero né un aereo tra quelli che sapevo fare parte della flotta dell’aeronautica del ’66.Poi sono partito per il Vietnam. Nel mio lavoro, ero coinvolto nell’elaborazione e l’invio di dati di intelligence a Washington. Inoltre svolgevo normali mansioni informatiche, come gestione dei dati sulla manutenzione, sul personale, eccetera. (…)Molti anni dopo ho ricominciato a usare le mie conoscenze informatiche dopo la morte della mia prima moglie nel ’77: mi è stato chiesto di contribuire all’espansione di una azienda che si chiamava Rusco Electronics. Alla fine degli anni Settanta, la Rusco Electronics era diventata la prima azienda al mondo nella produzione e installazione di sistemi di controllo degli accessi. Un mio amico mi aveva chiesto aiuto perché voleva lasciare il suo posto di lavoro per avviare un’azienda sua, e gli ho detto “certo, mi piacerebbe.”
Praticamente, in breve tempo – in un anno o due – sono passato da un lavoro aziendale nell’hinterland di Denver, che all’epoca stava crescendo come un fungo, a mansioni militari di livello nazionale che mi sono valse la riattivazione del nulla osta militare. Questo mi ha portato a svolgere molto lavoro per il Dipartimento di Stato, e alla fine – prima del 1980 – ho capito che l’azienda in cui ero impiegato stava per essere tecnologicamente rimpiazzata.Ho avviato una ditta mia insieme ad altri due ingegneri di Denver: uno era Hughes, che all’epoca si trovava presso la Buckley Air National Guard Base, la quale in realtà era la base primaria per la ricezione dei dati satellitari per scopi di sicurezza nazionale, e l’altro era Lochkheed. Bè, oggi si chiama Martin Lockheed, ma il suo nome ai tempi era Martin Marietta.Abbiamo avviato l’azienda e nel giro di nove mesi abbiamo sviluppato il sistema di sicurezza elettronico più potente dell’epoca. Ci gloriavamo perché i nostri sistemi avevano un ambiente grafico simile a Windows ancor prima di Macintosh: non c’era bisogno di inserire codici di comando, ma bastava premere e cliccare e spostare finestre. (…)
Siamo stati tra i primi ad usare le tecnologie satellitari per creare collegamenti protetti tra una sede e l’altra. Questo ha portato a molti altri progetti, e alla fine, quando nell’84 ho lasciato la stessa ditta che avevo contribuito a creare, ho iniziato a lavorare per una di quelle società di consulenza che collaborano con il governo, un pò come libero professionista e un po’ come dipendente, per un certo periodo.È stato in questo periodo che, di nuovo, ho avuto l’impressione che qualcosa non quadrasse. Durante quel periodo sviluppavo sistemi protetti per interessi di sicurezza nazionale, oltre che sistemi per le grandi aziende. In quel mercato si richiedevano sistemi di sicurezza con lo stesso grado di complessità di una rete Web di oggi, e i sistemi partivano da mezzo milione a 25 milioni di dollari solo per l’hardware.A lasciarmi sorpreso erano i luoghi dove venivano usati i sistemi su cui lavoravamo. In particolare, quando ero alla EG&G, ci avevano commissionato il progetto di un sistema per una base. All’epoca la cosa mi divertiva: nessuno sembrava essere al corrente che c’era una base in Nevada, chiamata base di Tonopah, a est-sudest della cittadina mineraria di Tonopah, e che questa base era in realtà il luogo dove tenevano gli F-117 in servizio quando divennero operativi. Non li tenevano a Groom Lake: quello era solo un luogo usato per i collaudi. Tutta l’aerobrigata era di base li, in quel periodo.
Ciò che mi preoccupava era che dovevamo prendere una decisione riguardo a ciò che stava succedendo a Tonopah. C’erano delle strutture di sicurezza sotterranee, a grande profondità. C’erano ascensori che salivano e scendevano, ascensori giganti che potevano ospitate un aereo, un pò come gli ascensori di una portaerei, ma sulla terraferma. E scendevano molto in profondità. Le strumentazioni che si vedevano sotto terra non erano quelle per gestire un normale aereo (generatori, condizionatori d’aria, ecc.) Cerano strumentazioni di tipo totalmente diverso.Ora, una cosa che ho trovato interessante dopo aver lasciato il progetto vari anni dopo, era che finalmente avevano annunciato l’F-117, e io mi chiedevo: che cosa faranno con Tonopah adesso? Avevano spostato gli F-117 in fretta e furia, e se ben ricordo avevano speso 75 milioni dl dollari in soli nove mesi per preparare la base dell’Aeronautica di Holloman per gli F-117. E non c’è niente di male in questo, ma perché affrettarsi a portarli via da Tonopah, attivando come base permanente, e non solo a scopo di test, alcune delle strutture sotterranee?Avevano bisogno di spostare aerei, equipaggi e personale a Holloman e prepararsi in fretta e furia per un nuovo progetto da svolgere lì. Ma niente faceva presumere a noi o al mio staff che installava materialmente gli impianti di sicurezza, che si trattasse di un altro aereo, nemmeno qualcosa di grosso come l’Aurora, di cui tutti avevamo più o meno sentito parlare.
Intrighi con i microchip impiantabili.
Ma devo fare un passo indietro. C’è un altro argomento che devo introdurre, che va ben oltre il tema ufologico che mi vedeva coinvolto, ma che in un certo senso è collegato, se parliamo di meccanismi alternativi di controllo da parte del governo. Uno dei miei hobby preferiti è sempre stato informarmi sulle nuove tecnologie, sperando che mi potessero giovare negli affari.
Nel ’79, quando vivevo e lavoravo a Denver, mi sono imbattuto in un’azienda — e se necessario posso documentarlo — di Northglenn, in Colorado, nella periferia a nord di Denver, che stava sviluppando un chip impiantabile destinato ai cavalli, perché allora – e forse anche oggi – c’era un grosso problema di truffe con i cavalli.L’uomo dell’azienda stava cercando, in buona fede, di sviluppare una tecnologia per identificare in modo unico ogni singolo cavallo. Quella “pillola” — se vogliamo chiamarla cosi, una pillola intelligente — all’epoca era già abbastanza piccola per poter essere impiantata sotto la pelle con un ago per cavalli, un grosso ago ipodermico. Me l’avevano mostrato, e funzionava. Potevamo leggere il chip con un lettore manuale a circa 2 metri di distanza. Ed era ancora una tecnologia primitiva.
Nel settore della sicurezza, a quell’epoca, molti di noi si preoccupavano di come localizzare e seguire i movimenti delle persone sequestrate — in particolare con quello che stava succedendo in Europa, con il rapimento e l’uccisione di ufficiali della NATO e addirittura del primo ministro italiano (Se Pawelec si riferisce al caso Moro, all’epoca il primo ministro italiano era Andreotti, mentre Moro era presidente della DC – n.d.A.), a volte con estorsione di informazioni — e uno degli obiettivi del settore era sviluppare una tecnologia che ci permettesse di localizzare rapidamente o seguire queste persone, prima di tutto cercando di salvarle e secondariamente evitando che venissero estorte loro informazioni riservate.Ho portato questa tecnologia a una riunione della SCIF in Virginia, coordinata da un mio amico con la CIA e da un altro mio amico con il Dipartimento di Stato, per presentare questa tecnologia a quelli che ritenevamo che l’avrebbero usata responsabilmente[SCIF è l'acronimo di “struttura per informazioni compartimentate riservate", NdR] (…)
Per via della natura di questo tipo di riunioni, alcune persone non si presentavano… non dicevano il loro nome completo o da dove venivano. Io potevo solo fidarmi che i miei due contatti avessero chiesto alle persone giuste di essere lì al momento giusto, e che fossero tutti individui responsabili.È stato un errore. Dopo quella riunione ho scoperto che due dei presenti non erano mai stati invitati, eppure sapevano della riunione, sapevano di cosa si parlava, sapevano chi ci sarebbe stato.Le indagini successive hanno indicato che uno di loro in realtà lavorava per il Ministero dell’Agricoltura, e un altro per il Ministero del Tesoro. Ciò che ci aveva spinti ad indagare su questi due uomini era che il modo in cui facevano domande, le domande stesse che facevano, l’atteggiamento che mostravano e anche il loro linguaggio del corpo indicavano che avevano delle motivazioni diverse da quelle ufficiali per usare questa tecnologia.Anzi, la loro principale preoccupazione era: quanto tempo ci vuole per fabbricarne un paio di miliardi? Ognuno può avere un identificativo unico?Dunque, questo particolare dispositivo, piccolissimo, forma di pillola, si prestava potenzialmente a molti usi.
Fondamentalmente era una specie di transponder. Se riceveva una frequenza, rispondeva con il suo numero unico, che non si poteva modificare una volta fabbricato il chip. A questo chip si sarebbero potute aggiungere anche molte altre funzioni, come il monitoraggio di temperatura, pressione sanguigna, pulsazioni e anche onde cerebrali, ma per il momento erano ancora in fase di studio (…)
Un’altra riunione con infiltrati.
Nel 1984, scartabellando sulle riviste del nostro settore e di vari altri settori, ho trovato un’altra tecnologia: ho scoperto che c’era un professore dell’Università del Nuovo Galles del Sud – di cui ho ancora i fascicoli – che aveva trovato un modo per creare un chip microscopico al niobato di litio. L’aveva graffiato accidentalmente e per puro caso aveva a portata di mano un radiotrasmettitore e un ricevitore, cosi ha scoperto che a una certa frequenza poteva inviare un raggio energetico al chip, e il chip avrebbe risposto con un numero.Quindi si è messo a lavorare a quella tecnologia, di cui alla fine sono venuto a conoscenza.
L’abbiamo fatto venire a Denver, nella nostra azienda, la Systems Group of Colorado, e abbiamo fatto un test. Aveva portato con sé dei chip primitivi, totalmente passivi e molto piccoli, lunghi 0,8 mm e solo 50 micron di spessore: graffiandoli era possibile creare una firma unica, esclusiva per ognuno.In teoria, a seconda delle dimensioni del chip e del graffio, il numero era irripetibile in una casistica nell’ordine di miliardi. In realtà il test che abbiamo fatto è stato divertente, perché abbiamo messo un trasmettitore e un ricevitore su una griglia di aerazione staccata dal nostro controsoffitto, che abbiamo usato a mò di antenna con la ricetrasmittente.
E siamo riusciti a leggere quella cosa, incollata su un pezzo di cartoncino a una trentina di metri di distanza, con una griglia da controsoffitto che faceva da antenna decisamente primitiva. Non sapendo su quale frequenza si trovasse abbiamo dovuto inventarci una specie di antenna generica istantanea.Le capacità del chip erano impressionanti: restava leggibile anche attraverso sottili strati di materiale, come dei pannelli di compensato. Eravamo tanto colpiti che ancora una volta ho pensato che questa fosse una tecnologia davvero preziosa, anche perché avevamo scoperto attraverso degli esperimenti e dei progetti che lui aveva con sé che, disponendo un’antenna microscopica a spirale, avremmo potuto leggere il chip da più di un chilometro e mezzo di distanza.
Qualche settimana dopo è tornato da me e ha detto che sarebbe bastato avere una antenna a spirale di 5 cm di diametro con un chip nel mezzo — in realtà ciò che fa l’antenna è agire da potente amplificatore, e ciò che restituisce è un’armonica della frequenza originale — e secondo i suoi calcoli sarebbe stato possibile leggere il chip da una distanza di 120 km.Era teoricamente possibile integrare anche altri attributi in questo chip, se fossimo riusciti a metterli a punto minuziosamente.
Allora, ancora una volta ho portato questa innovazione – ma stavolta stando molto più attento — a una riunione che avevamo in Virginia con un’azienda di nostri fornitori, che sapevo essere coinvolti in molti progetti nel mondo dell’intelligence.
Questa volta era presente il direttore della sicurezza dell’intero Dipartimento di Stato, e ancora una volta c’era un mio buon amico della CIA. E ancora, all’ultimo minuto, si sono presentate delle persone con le credenziali giuste, ma che non sapevamo chi fossero esattamente. E come abbiamo scoperto, c’erano ancora delle persone, sempre due, che solo in seguito abbiamo capito che non avrebbero dovuto esserci. Eppure avevano delle credenziali ottime.Dopodiché ho scoperto che non erano mai stati chiamati dai miei due contatti. eppure erano a conoscenza delle nostre telefonate. Sapevano esattamente a che ora, in che luogo e di cosa avremmo dovuto parlare. E apparentemente le mie chiamate passavano su una linea sicura.
Nei miei archivi, anche in questo caso, figura il nome dell’allora direttore della sicurezza al Dipartimento di Stato, un uomo che conoscevo bene perché avevo progettato io il sistema di sicurezza, per lo meno in gran parte, per il quartier generale di Foggy Bottom, a Washington. Quindi ci conoscevamo molto bene, Bob e io. Uno dei suoi progetti di vita era che prima di andare in pensione voleva portare la sua famiglia, in particolare i figli in età di liceo, a vivere all’estero, quindi si è assegnato da solo il lavoro giusto: si è autodegradato a direttore della sicurezza per l’Africa Orientale. Lui e la sua famiglia poco dopo si sono trasferiti in Kenya, a Nairobi, e ci siamo tenuti in contatto con discrezione attraverso l’altra nostra comune conoscenza di Washington.
E lui ha continuato a indagare su chi fossero questi due uomini. Una cosa che mi ha disturbato era che tutto a un tratto il professore ha ricevuto un’enorme sovvenzione, la tecnologia è stata trasferita, e lui non ha più dovuto lavorare per il resto della sua vita.
A un mio amico di San Francisco, a cui avevo parlato con discrezione di questa tecnologia, perché era coinvolto in altri aspetti della sicurezza nazionale e si occupava di sistemi di localizzazione di persone, era stato assegnato un progetto per realizzare un sistema di sicurezza fisica – controllo degli accessi, videocamere, monitoraggio delle intrusioni, tutto insomma — per una piccola azienda della Silicon Valley, e mi aveva detto che la cosa gli sembrava inquietante perché quello che producevano sembrava stranamente proprio quello che io gli avevo descritto.Aveva costruito il sistema di sicurezza in questa fabbrica moderna che produceva miliardi di questi piccoli chip.Un anno dopo gli è stato chiesto se volesse riacquistare il suo sistema di sicurezza; stavano chiudendo la fabbrica dopo aver prodotto miliardi e miliardi di questi piccoli chip. Era una divisione di una azienda elettronica europea di una certa importanza che possedeva gli stabilimenti, la Siemens.Mi preoccupava che avessero fabbricato tutti questi chip, e come avessero voluto utilizzarli. Ne avevano costruiti miliardi, in grossi volumi, perché sono così piccoli che potreste prendere un wafer da quindici centimetri e mettercene sopra centinaia di migliaia senza accorgervi della loro presenza.
Bob non ha smesso di cercare di scoprire chi fossero queste persone, per chi lavoravano, e quali fossero i loro piani. Con lui avevo fatto lunghe chiacchierate — parlo di metà anni Ottanta — su cosa stava succedendo davvero nel governo, chi controllava cosa, quali fossero le sue preoccupazioni, perché era giunto alla conclusione che stavano accadendo molte cose che non erano giuste.
Probabilmente aveva allacciato dei contatti per saperne di più su cosa stava succedendo, e ha chiamato il nostro comune amico alla CIA, il quale collaborava con il governo da moltissimo tempo — era coinvolto fin dalla Seconda guerra mondiale, dall’epoca della fondazione stessa della CIA — che poi ha contattato me per dirmi che Bob aveva qualcosa di grosso, e quando fosse ritornato in patria per affari avremmo dovuto incontrarci.Qualche giorno dopo Bob stava andando a lavorare, appena dopo aver lasciato i due ragazzi a scuola, un liceo privato di Nairobi, credo. Si stava dirigendo verso l’ambasciata ed è stato tamponato lateralmente a un semaforo da una Land Rover blindata che arrivava a 100 km/ h. È morto sul colpo.
L’inglese sull’auto, che era presumibilmente ubriaco alle sei, sette del mattino, è stato portato all’ospedale ed è immediatamente scomparso, e tutte le prove che aveva fornito come documentazione si sono rivelate poi false, come la sua identità. Bob è stato ucciso. È stato un attentato. Mi aveva sempre preoccupato il fatto che si fosse avvicinato troppo alle persone coinvolte con questa tecnologia di chip impiantabile. Abbiamo cercato per un paio d’anni, con discrezione, di scoprire chi aveva fatto tutto questo senza che il nostro governo si accorgesse di cosa stava succedendo. Chiunque fosse stato, aveva la capacità di fare breccia in qualsiasi momento e luogo nelle nostre istituzioni e sapere cosa accadeva in ogni istante.
Gruppi di potere segreti
SG: Chi pensa che fossero?
WP: Le ricerche che ho svolto fin dai primi armi Ottanta da solo e con alcuni amici indicano che nel mondo esistono almeno quattro gruppi di potere. Dispongono di denaro oltre ogni immaginazione. Dispongono di tecnologie avanzate. Si sono impossessati di vari programmi all’interno del nostro governo, in particolare “progetti neri” [piani riservati militari/di difesa, NdT], e probabilmente anche nel governo russo e cinese. La politica per loro non è come la conosciamo noi.
Hanno scopi totalmente diversi da quelli del nostro governo, o quelli che percepiamo come gli scopi del nostro governo. Sono in grado di monitorare ciò che accade attorno a loro oltre l’inimmaginabile, anche nei piccoli particolari. E chi sono queste persone… noi li chiamiamo semplicemente i “Quattro Cavalieri.”Questi Cavalieri a volte lavorano insieme e volte lavorano l’uno contro l’altro. C’è una continua battaglia tra loro, di fondo, su chi dovrà prevalere nel mondo. La cosa che hanno in comune sembra essere l’assoluta smania di controllo, su tutto e tutti. Crediamo che sia per questo che in Nevada abbiamo notato capitare molte cose strane, e per qualche misterioso motivo ciò è legato agli eventi riguardanti quelle tecnologie di chip impiantabili che ho portato personalmente — ora me ne rendo conto — alle persone sbagliate nel governo, perché quelle tecnologie non sono mai state usate per gli scopi che proponevamo noi.
SG: Questi due uomini che hanno partecipato alla riunione… che credenziali hanno usato per entrare? Erano dell`l’FBl?
WP: Molto di più. Erano della NSA [Agenzia per la Sicurezza Nazionale], NRO [Ufficio Nazionale di Ricognizione], cose del genere. Ma poi abbiamo controllato, e non esistevano. Non esistevano. Eppure le loro credenziali erano immacolate, addirittura al punto che, alle barriere di sicurezza, riuscivano a identificarsi oltrepassando tutti i nostri meccanismi di accesso, sia biometrici – con impronte digitali o riconoscimento oculare – che di qualsiasi altro tipo, anche con codici di accesso numerici. Sapevano tutto, avevano tutto, e persino di qualità migliore rispetto alle agenzie governative, il che fa pensare. Significa budget illimitati.
SG: Pensa che si trattasse, in un certo senso, di operazioni privatizzate, di aziende multinazionali, o che ci fossero dietro le istituzioni?
WP: Se fossero aziende, il loro livello andrebbe oltre quello del personale di sicurezza di qualsiasi azienda con cui ho lavorato… e io ho lavorato con tutte le principali compagnie petrolifere, tutte le principali società informatiche, ho progettato sistemi di sicurezza molto sofisticati. L’unica area che considero strana in questo paese è il settore aerospaziale. Ho collaborato con varie società aerospaziali, sia lavorando fisicamente a progetti di sistemi o come consulente.Nel settore aerospaziale si svolgono parecchie attività che fanno pensare che esistano dei progetti neri che sono diventati ancora più neri. E che si stiano conducendo studi sull’elettrogravitazione, sulle tecnologie scalari, eccetera, di cui secondo noi non sono a conoscenza neanche quelli del Congresso, o persino delle forze armate, che approvano i budget per i progetti neri. Sono indipendenti. Sono finanziati attraverso meccanismi diversi.
SG: Che cosa crede che venga fatto con questi chip impiantabili?
WP: Penso che siano stati distribuiti. Ho avuto indicazioni all’interno delle forze armate che a molte delle nostre unità di Forze Speciali sono stati impiantati chip negli ultimi dieci anni, se non da più tempo ormai. E anche ad altre persone.
SG: Il gruppo che gestisce i progetti segreti… quale pensa che sia il suo piano, e quali piani sono operativi?
WP: Steve, io credo che la mia idea iniziale sugli scopi di vari progetti neri — già negli anni Settanta e i primi anni Ottanta, quando ho iniziato a rendermi conto di cosa stava succedendo, al di là del mio atteggiamento politico su come girasse davvero il mondo – fosse che comunque erano animati da buone intenzioni.Cercavano di difendere gli Stati Uniti. Cercavano di proteggere il mondo libero. Ma quando ci si trova coinvolti nella situazione, diventa sempre più evidente che esistono piani indipendenti dagli scopi degli Stati Uniti. Sembra che ci sia un atteggiamento di controllo: di potere e di controllo. Credo che potremmo definirla, in un certo senso, la seconda professione più antica del mondo.
Articolo tradotto e pubblicato dalla rivista Nexus.
UPDATE!
E’ notizia recente che il governo americano ha approvato il Progetto di Legge sulla Salute, che renderà obbligatorio l’impianto di un microchipRFID per tutti i cittadini americani a partire dal 2013.In un documento ufficiale, vi è la prova che questi dispositivi fossero già previsti nel 2004. Questo documento della FDA (Food and Drug Administration), datato 10 Dicembre 2004 è intitolato Class II Special Guidance Document : Implantable Radiofrequency Transponder System for Patient identification and Health information ( Documento di orientamento speciale di classe II : Sistema di transponder impiantabile a Radiofrequenze per l’identificazione dei Pazienti e le informazioni relative alla salute).Con il pretesto di assicurare meglio l’assistenza sanitaria e preservare la salute dei cittadini, tutta la popolazione sarà marchiata con un microchip elettronico e schedata.
La Metafonia è la tecnica impiegata da alcune persone per poter comunicare, tramite apparecchi audio-video, con l’aldilà.Sono sempre più le persone che si interessano a questa nuova disciplina, e sono sempre più i risultati sconvolgenti. La tecnologia moderna ha rivoluzionato la sperimentazione della comunicazione con il mondo dell’Aldilà offrendo occasioni meno passibili di soggettività interpretativa da parte degli sperimentatori.
Friedrich Jurgenson durante le sue sperimentazioni
E’ il caso delle inspiegabili registrazioni di voci attribuite alla manifestazione dei defunti, denominato E.V.P: o “Electronic Voice Phenomena”, che è possibile rilevare con un normale registratore a nastro.La ricerca sul caso E.V.P. ha inizio nel 1959, quando Friedrich Jurgenson, cantante e regista svedese di professione, si accorse che sui nastri delle sue registrazioni eseguite in studio venivano rilevate inspiegabilmente delle voci sconosciute che non erano state prodotte durante l’esecuzione delle stesse registrazioni.La stessa cosa continuò ad accadergli quando, nella sua casa di campagna, riascoltava i nastri dopo aver registrato il canto degli uccelli nei boschi.Jurgenson non aveva alcuna spiegazione per il fenomeno. Incuriosito prese a ascoltarle con più attenzione e a catalogarle. Le voci affermavano di appartenere a defunti che cercavano di comunicare con il mondo dei vivi. Una di queste voci gli suggerì addirittura di migliorare la qualità delle registrazioni ponendo accanto al registratore un apparacchio radio acceso e sintonizzato su precise lunghezze d’onda prive di segnale che fornissero una base di “rumore bianco” di fondo. Dopo quattro anni Jurgenson realizzò una cospicua banca dati relativa a moltissime voci raccolte nel corso delle sue registrazioni. Le voci appartenevano a vari linguaggi che si mescolavano stranamente per costruire intere frasi.
Il giornalista Constantin Raudive
Nel 1965, Costantin Raudive, scrittore e giornalista lettone che aveva riparato in Svezia nel 1945 fuggendo all’invasione russa, ebbe l’occasione di incontrare lo Jurgenson che gli parlò delle sue esperienze con le misteriose voci. Incuriosito del fenomeno Costantin Raudive volle ripetere gli esperimenti per approfondire l’argomento.In pochi anni raccolse, utilizzando apparecchiature più sofisticate, un data base costituito da circa centomila frasi prodotte dalle voci.Constatò che le voci parlavano a frasi spezzate, con bisbigli, a ritmo serrato, alle volte in maniera compressa e quasi sempre con errori di desinenze. Differivano dalle voci umane per la loro cadenza inusuale e perchè mescolavano nelle stesse frasi parole appartenenti a più lingue.Le voci, di uomini, di donne e di bambini, venivano fissate su nastri nuovi e riudibili a volontà. Esse erano in grado di rispondere a precise domande e potevano essere registrate alle volte anche in sua assenza, lasciando attivo per conto suo il registratore.I messaggi raramente superavano le 10-12 parole e venivano interpretate con notevole difficoltà poichè bisognava identificare la lingua usata in ciascun segmento della frase e poi ricorrere a più dizionari.Alle volte la conversazione era piuttosto singolare. Una volta una di queste voci affermò: “Stai ascoltando un morto. Qui, i morti, ma noi viviamo”. Altre volte le voci dicevano cose inesplicabili: “Il nostro posto si chiama Bergoga” oppure: “Qui si chiama Nonsburde”… ” Noi voliamo attraverso l’aria”… “Siamo sulla nave”.Spesso le voci usavano le parole “radar” e “stazione” e curiosamente quando li si interrogava in maniera più approfondita sulla dimensione da cui provenivano rispondevano: “Non ci è permesso dire” oppure rispondevano con un secco “Proibito”.
MARCELLO BACCI, PIONIERE ITALIANO DELLA METAFONIA
GLI INIZI DELLA RICERCA
Marcello Bacci e la sua radio, una “Geloso” a valvole
Marcello Bacci ( nato a Grosseto nel 1927, è un pioniere nel campo della Metafonia, ndr) inizia le sue ricerche nel mondo del paranormale all’inizio degli anni ’60 passando attraverso una vasta gamma di metodologie. Dopo alcuni anni di sperimentazione con il magnetofono la ricerca si è andata focalizzando nella ricezione di Voci paranormali tramite un apparecchio radio-ricevente a valvole. L’uso di un apparecchio radio come strumento idoneo alla ricezione delle Voci paranormali fu suggerito dalle Voci stesse che Bacci registrava su magnetofono. I contatti radio avvengono oggi con particolari e ben precise modalità subordinate alla presenza di Marcello Bacci, elemento medianico catalizzatore di energie misteriose “che non sono di ordine scientifico, ma di altro ordine”, come hanno precisato le Voci stesse. Tentativi di stabilire il contatto in assenza di Bacci hanno dato sempre esito negativo, confermando il ruolo medianico dello sperimentatore.
LA SPERIMENTAZIONE
L’esperimento si svolge con semplici ed ormai consuetudinarie modalità: Bacci sintonizza la radio su una frequenza a onde corte, cercando una banda silenziosa senza alcuna trasmissione; dopo un’attesa che può essere molto breve o protrarsi anche per più di mezzora, la portante subisce una modifica, si attenuano e spariscono i rumori di fondo e subentra nella sintonia un caratteristico segnale acustico. Potremo paragonarlo ad un vortice di vento in avvicinamento, che viene ripetuto varie volte a brevi intervalli. Dopo i segnali la sintonia risulta silenziosa ed eliminati i rumori di fondo le Voci paranormali iniziano a parlare instaurando un vero e proprio dialogo, intervallato da pause durante le quali gli sperimentatori o le persone presenti come ospiti possono interloquire e porre domande. I contatti hanno mediamente una durata di circa 25/30 minuti ma si sono registrati interventi protrattisi per circa un’ora. I dialoghi si concludono spesso con cori solenni che talvolta sembrano emergere da una lontananza che progressivamente va amplificandosi, suscitando negli ascoltatori una sorta di rapimento emozionale, difficile da tradurre in parole, come spesso si può constatare ascoltando i commenti delle persone presenti all’esperimento.
CARATTERISTICHE VOCALI
Le Voci, per timbro, consistenza fonica e soprattutto per il contenuto emozionale e di pensiero appartengono a individualità molto diverse fra loro; alcuni degli interlocutori si qualificano come Entità spirituali o maestri, mantenendo la propria identità anonima, mentre altre Entità, fino dai primi tempi della sperimentazione, si sono presentate con un nome proprio. Cordula è stata la prima Voce che ha reso inequivocabili i contatti, chiamando per nome gli sperimentatori Marcello Bacci e Luciano Capitani ed esprimendosi in “poliglottismo” proprio per escludere il sospetto che potesse trattarsi di intercettazioni di trasmissioni radiofoniche umane. Nel corso degli anni successivi una Voce che si esprimeva in russo, con grande disappunto di tutti i componenti del gruppo che non conoscono questa lingua, in considerazione delle sollecitazioni ad esprimersi in una lingua comprensibile, accondiscese a tradurre in italiano il proprio pensiero e si qualificò con il proprio nome, Gregorio, fornendo anche alcune notizie circa la sua passata vita terrena come monaco cristiano vissuto nel VI secolo.
IL MESSAGGIO DELLA TRANSCOMUNICAZIONE
Le Voci hanno ripetutamente ribadito che il contatto avviene e deve essere mirato ad alleviare la sofferenza delle persone colpite dalla morte di un congiunto profondamente amato e fin dall’inizio della sperimentazione di Bacci almeno un terzo della durata degli interventi e stato dedicato a favorire l’incontro fra “vivi e morti”, anche se spesso ci è stato detto che le parti sono invertite, cioè chi ci parla dice di essere “vivo più che mai” e che noi siamo “morti”, nel senso che siamo oppressi e limitati dalla materia. Questa fase del contatto è resa inequivocabile da un metodo molto incisivo e convincente: alcuni degli ospiti, anche coloro che partecipano per la prima volta, vengono chiamati dalla Voce della radio per nome e talvolta anche col cognome per richiamarne l’attenzione: viene quindi introdotto il congiunto dando conferma della sua presenza proprio lì alla radio e viene favorito un dialogo diretto. Si avverte in questi interventi una forte carica emozionale ed emerge la determinazione primaria di farsi riconoscere e di tranquillizzare: il defunto si presenta insistentemente con il proprio nome, afferma la propria sopravvivenza e spesso dichiara la propria sorpresa di ritrovarsi vivo immerso in una luce sfolgorante; talvolta la Voce si esprime con il timbro e le caratteristiche foniche della voce umana, che, riconosciuta, suscita profonda e sconvolgente emozione nei genitori. Uno degli elementi straordinari della transcomunicazione è appunto la riconoscibilità di alcune voci: come quella di Federico Jurgenson, e come ho già rilevato, quella di alcuni dei defunti, che Bacci e gli sperimentatori non hanno mai conosciuto, ma che i congiunti confermano essere uguale alla voce terrena.
I METODI DI REGISTRAZIONE DEGLI E.V.P.
Proponiamo qui di seguito i parametri di laboratorio per eseguire delle semplici registrazioni, secondo i metodi adottati rispettivamente dallo Jurgenson e da Raudive.
La tecnica di registrazione secondo il metodo Jurgenson
la sintonizzazione di un apparecchio radio sul suono frusciante di un’onda portante senza trasmissione (rumore bianco) ponendo la sintonizzazione tra 1445 e 1450 khz.
L’onda portante si può riconoscere poichè vibra con un fruscio cupo che ricorda il soffio del vento o lo scorrere dell’acqua.
attivare la sintonizzazione tra le 19 e le 21 ora di Greenwich
attivare il registratore sull’altoparlande di uscita del segnale radio
porre le domande
ascolto del nastro registratoJurgenson affermava che le registrazioni risultavano difficoltose in occasione di temporali, eruzioni solari, e aurore boreali. Fenomeni che influiscono sul campo magnetico terrestre. Considerava che le registrazioni risultavano ottimali se attuate di notte, al chiaro di luna e particolarmente nel periodo di luna piena.
La tecnica di registrazione secondo il metodo Raudive
l’utilizzo di un registratore che possieda almeno due velocità di registrazione, preferibilmente in registrazione a 9.50 cms e in ascolto a 4.75 cms. Si deve operare sempre con nastri nuovi per evitare che cancellature mal riuscite possano creare equivoci di registrazione.
si prepara l’ambiente che deve essere quieto e non troppo illuminato
ci si siede comodamente mantenendo il più discreto silenzio. E’ preferibile che sia presente il minor numero di persone possibile
si attiva il registratore, a normale volume di registrazione, lasciando che il nastro proceda a velocità normale o superiore. Il microfono deve essere a circa due metri dall’operatore.
si rimane in attesa per 30-60 secondi quindi:
si precisa la data, l’ora, il luogo e il nome dei presenti
ci si rivolge alle possibili “entita’” presentandosi e chiedendo di lasciare delle registrazioni
si pongono le domande che devono essere specifiche su un preciso argomento e di semplice formulazione
rimanere in attesa per 30-60 secondi e poi si riprende con la stessa o con altra domanda.
ciascuna seduta di registrazione non deve superare la durata massima di di 5 minuti
al termine del tempo stabilito si procede all’ascolto del nastro messo in registrazione soffermandosi ad ascoltare a velocità minore di riproduzione nei punti dove si sente un rumore o un suono breve o allungato che non era stato udito nell’ambiente durante la registrazione stessa
si prende nota dell’eventuale risposta ottenuta e della domanda fatta in sua relazione
LE TECNICHE DI REGISTRAZIONE SECONDO L’AMERICAN ASSOCIATION E.V.P.
Negli USA esistono numerose associazioni che si occupano della registrazione della manifestazione EVP. Una delle più attive, la “American Association EVP” propone un suo protocollo tecnico da attuare per la registrazione delle voci psicofoniche.
Il suo protocollo prevede:
di fornirsi di un comune registratore a nastro corredato di:
una uscita per microfono esterno
un microfono esterno che possa reggersi su una corta staffa di sostegno da collegare al registratore
un contatore di nastro per poter rintracciare le EVP registrate
una uscita per le cuffie
un paio di cuffie per l’ascolto
E’ meglio fornirsi di un registratore che si attivi con la voce. In questo caso il registratore si accende automaticamente quando si parla oppure quanto un segnale EVP lo attiva. Questo consente di risparmiare tempo quando si ascolta il nastro registrato.
è fondamentale provvedere a registrare in presenza di un rumore di fondo che produce il sottofondo necessario alla formazione della voce.
Si può lasciare un rubinetto aperto, usare un ventilatore, una frequenza radio sintonizzata sul rumore bianco (white noise) o qualsiasi altro generatore di rumore bianco.
operare ponendo le attrezzature sul ripiano di un tavolo per poter lavorare con comodità e efficienza.
per qualche ragione, l’energia degli EVP tocca l’apice all’inizio della registrazione.
Pertanto dopo aver acceso il registratore, si attende 30 secondi quindi ci si annuncia ponendo le domande desiderate.
ci vuole molto tempo per ascoltare attentamente il nastro registrato. Per questo motivo si suggerisce di registrare per ogni operazione dai 3 ai 5 minuti.
i messaggi psicofonici sono brevi, di circa 2 secondi circa. In ascolto si sentono brevi frammenti di suono che possono essere riascoltati più volte, rallentandoli, sino a decifrare il messaggio registrato.
nell’ascolto è utile prendere nota della posizione sul nastro degli EVP registrati utilizzando il contatore del registratore.
se si usa un IC, un registratore digitale, non c’è bisogno di avere un rumore di fondo in quanto è il rumore interno del circuito che produce il sottofondo necessario alla formazione della voce.
Ciò significa che non occorre alcun tipo di generatore di suono. E’ sufficiente lo stesso apparecchio.
se è possibile si può passare dall’utilizzo di un registratore a cassette a uno digitale. In questo caso possedendo un PC si può passare il file registrato sul computer per analizzare e ottimizzare il messaggio rilevato.
Con il PC è possibile infatti usare un amplificatore di segnale, un filtro dei rumori, rallentare l’esecuzione del file sonoro e poter salvare e catalogare gli specifici messaggi registrati.
LE TECNICHE DI DI UTILIZZO DELLA CAPTAZIONE TELEVISIVA
Ulteriori esperimenti sull’applicazione tecnologica nella comunicazione con il mondo dell’Aldilà sono rappresentati dall’utilizzo della televisione.Alcuni ricercatori statunitensi che hanno operato in questo campo di ricerca propongono di accendere il monoscopio e di lasciarlo sintonizzato su una frequenza non occupata da alcuna stazione emittente, ovvero ancora una volta sul rumore bianco dato dallo schermo del televisore.Si procede ad una richiesta evocativa e quindi si attende che compaiano le immagini dei defunti.
La prassi più usata riguarda la ricerca sulle apparizioni spontanee delle immagini sul monoscopio. In questo caso viene attivato un videoregistatore per tutto il tempo che viene destinato alla registrazione. Poi successivamente il nastro registrato viene analizzato con un software che è in grado di rivelare la presenza delle immagini che si formano nel “rumore bianco” del nastro stesso.
A cura di Cosmogenesis.it
Dal libro di Giancarlo Barbadoro “Antropologia dello spiritismo”, Edizioni Triskel, Torino 2005
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